
Cadiamo come mosche, chi prima chi dopo. Oggi tocca a Martino, 40 anni!
Proprio cinque anni fa cominciai a raccontare i miei amici partendo da lui. E l’ho raccontato anche in altre occasioni, alcune importanti altre meno.
Non dirò altro su questo caro amico vagabondo a cui piace tutto, tranne che non smetterò mai di ringraziarlo per quel week end di tanti anni fa, da soli nel suo buen retiro umbro in pieno inverno, con un vecchio giradischi a fare discorsi seri e ad ascoltare l’Inno di Keith Jarret. Uno di quei momenti in cui cambi, te ne accorgi mentre succede e ti piace. Punto.
La rete non nasconde nulla ed io conservo tutto, quindi gli auguri a Martino (che gli piace sempre come racconto le storie che mi riguardano) li faccio ascoltando una canzone che sembriamo noi due e copiaincollando una nostra vecchia chat.
Mi ero appena operato al naso, mi faceva un male cane e lui tentava di tirarmi su:
22 marzo 2010, ore 17:43
Martino: ma si può sapere che succede con questo naso? (del racconto di Buzzati
“Sette piani” esiste anche un mediometraggio mi pare di Ferreri, non male)
io: mo devo fa ‘na fibroscopia e poi probabilmente me abbasseranno la tapparella…
Martino: ma non ho capito, doveva essere semplicemente un intervento per rifarti respirare no? hanno trovato qualcosa facendo l’intervento? che succede?
io: c’è secrezione e nun se capisce perché…
Martino: vabbe’, non mi preoccuperei, voglio dire: prima ti rompono il naso, poi si lamentano che il corpo non è contento. La medicina non esiste più è in mano alle macchine, questi sono passacarte delle macchine diagnostiche, il massimo che possono fare è rendersene conto…’cci loro. I dottori non esistono più, la medicina esiste.
io: ah quando c’era lui..
Martino: intendi quando Mario si presentava con GenerazioneU? eh si… si stava molto meglio ;-)
io: e Capezzone non aveva il cervello collegato allo scroto.
Martino: vabbe’ dai, c’ha il mutuo da pagare, è il classico comportamento del politico di fronte alla remota possibilità di andare a lavorare. Vorrei vedere a te se ti dicessero “O fai il portavoce di Berlusconi o vai a lavorare”. Quanti italiani sceglierebbero la seconda opzione?
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