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	<title>One and One and One is Three &#187; Avezzano</title>
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	<description>il blog di Marco De Amicis / Giornalista, papà, uomo dei sogni</description>
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		<title>Sul Provarci</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcoDeAmicis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un breve (ma quando mai!) post di servizio. Giusto per comunicare che sono soddisfatto di questa nuova veste del mio blog. E di questa sua nuova cadenza. Ho aspettato molto prima di riaprirlo e non senza un po&#8217; &#8230; <a href="http://www.marcodeamicis.it/?p=634">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Leed2PpDQMY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Questo è un breve (ma quando mai!) post di servizio. Giusto per comunicare che sono soddisfatto di questa nuova veste del mio blog. E di questa sua nuova <em>cadenza</em>.<br />
Ho aspettato molto prima di riaprirlo e non senza un po&#8217; di paura. Paura di non poter stargli dietro come prima. Come quando <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/">fra il 2006 ed il 2009</a> ho conquistato orde di fan.<br />
Ora penso di aver raggiunto ciò che volevo. Non più un diario della DeA life, con annessi e connessi. Non più uno sfogatoio dove magari accendere polemiche sterili con malcapitati commentatori (sempre meno politica, avrete notato&#8230;). Semplicemente una sorta di testata personale, dove affrontare di volta in volta, e solo in caso di ispirazione certa, argomenti per intero. Dal mio punto di vista.<br />
Mi piace raccontare storie e mi piace raccontare per bene le persone che frequento. Forse si è capito che questa è la mia arte preferita. Poi raccontare le cose che combino, ma senza l&#8217;ansia del diario giornaliero. E poi, al netto della musica &#8211; sempre tanta (&#8220;al netto di&#8221; è un espressione fatta mia di recente. Molto in voga tra noi intellettuali) &#8211; piccole chicche sull&#8217;eleganza e sul Bello che ammantano il sottoscritto. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dandismo">Daddinismo</a> puro.<br />
Trovate anche meno notizie sui miniDeA, per i quali ho riservato l&#8217;ufficialità della rubrica su <a href="http://www.italicnews.it/">ITALIC</a> (a proposito, vi è piaciuto <a href="http://www.italicnews.it/2012/04/23/i-giochi-meglio-se-inventati/">l&#8217;ultimo articolo?</a>).<br />
Nel frattempo ho messo il pilota automatico al <a href="http://www.facebook.com/marcodeamicis">profilo facebook</a>, del quale, con il tempo, mi convince sempre meno l&#8217;esclusività ad appannaggio degli &#8220;amici&#8221;. Ti parli addosso e parli solo con chi già ti conosce. Persino io che dell&#8217;onanismo virtuale (e non solo) sono un teorico da tempi non sospetti, trovo questa cosa ridondante. Molto meglio twitter, che infatti <a href="https://twitter.com/marcoDeAmicis">lì mi ci trovate sempre</a>.</p>
<p>Insomma un tentativo, questo nuovo, di cavalcare e domare la mia ansia congenita. Una prova di rallentamento produttivo, per quelle che sono le mie cose. L&#8217;ennesima scusa, diciamo la verità, per giustificare un atteggiamento. Che poi è questo che cerchiamo tutti di fare, no? trovare una giustificazione a quello che diciamo, scriviamo, facciamo. Soprattutto quando quello che diciamo scriviamo e facciamo stupisce anche noi stessi. La differenza, per quanto mi riguarda, è che io devo giustificarmi pubblicamente, così sto meglio. Ecco, questo è il momento che potete far partire il video qui sopra. E sulle note di Brunori salutare questo post, onanista, di uno dei vostri blogger preferiti. E qui mi rivolgo a quella cinquantina di fedelissimi che dalle statistiche mi confermano che sia che piova, tiri vento, ci sia il sole o sia contento&#8230;tutti i giorni, almeno una volta al giorno, passano da queste parti. Difficile pensare che siano tutte maledizioni. Alcuni continuavano a passarci anche quando era tutto spento. Che solo questo basterebbe a mandare via ogni malinconia. Ma il condizionale, si sa, per un dandy è d&#8217;obbligo. Come il provarci.<br />
Il riuscirci, invece, è per i nati giusti.</p>
<p>Ora via quindi, proviamoci! A ciascuno la sua verità, la sua dose di fantasia. E sorridiamo alla morte, che ci siamo rotti i coglioni di guardare Rai3.</p>
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		<title>XL</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 09:42:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcoDeAmicis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincio subito con un ricordo (ne ‘sto post me sa che ne sparerò un bel po’…). Estate del 1999, pieno agosto, Roma deserta. Si muore. Io e Filippo verso le 11:00 di mattina (col fresco) inforchiamo il Duetto del Glauco, &#8230; <a href="http://www.marcodeamicis.it/?p=385">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincio subito con un ricordo (ne ‘sto post me sa che ne sparerò un bel po’…).<br />
Estate del 1999, pieno agosto, Roma deserta. Si muore. Io e Filippo verso le 11:00 di mattina (col fresco) inforchiamo il Duetto del <a href="http://www.marcodeamicis.it/?p=350">Glauco</a>, in uno dei rarissimi periodi in cui non era fermo perché incidentato, e partiamo per Avezzano. Ad aspettarci c’è una nutrita delegazione della mia famiglia. I più non conoscono Filippo, a cominciare dal patriarca, nonno Guido. Il povero nonno è alla fine, pelle e ossa, mancano ancora solo due anni e si regge in piedi a stento, ma è su di giri, perché “Arriva Marco con un amico”. Passato il viadotto e l’uscita per Tagliacozzo, sul discesone che porta al Torano, la Duetto, improvvisamente, si spegne.<br />
Lo sapete che ora che ci penso mi sa che era proprio Ferragosto? Si si, il 15 agosto del 1999 (i ricordi se li incaselli nel calendario valgono doppio, <a href="https://twitter.com/#!/search/%23sapevatelo">#sapevatelo</a>). Probabilmente c’erano 40 C°, ma noi ne percepivamo almeno cinquanta! Le infradito si incollavano all’asfalto e nonostante fossimo andati a due pijotte scappottati e con le camicie aperte, eravamo fradici. Raggiungiamo la torretta dell’SOS e suoniamo, niente. Ancora. Niente. Filippo ce se attacca come ai campanelli con lo scotch, e a un certo punto: “Ahòòòò, ma che t’attacchi a fa?!”. A quel punto nel giro di pochi secondi, forse un paio di minuti, siamo riusciti a mentire a tutte le domande che uscivano da quel coso incandescente, tanto che capimmo che ci avrebbero mandato, di lì a poco, un carro attrezzi, un’ambulanza, la fluviale e pure un paio di motovedette della guardia costiera. E’ stato in quel momento che ci siamo resi conto di aver esagerato ed abbiamo provato a far ripartire la macchina. Riuscendoci. Ripartimmo sgommando, mentre nello specchietto in lontananza si materializzava quell’esercito di soccorsi ai quali avevamo fatto saltare il pranzo di ferragosto. Pranzo che a noi ci attendeva ad Avezzano, sotto il portico, con il tavolone da ping pong apparecchiato per l’occasione. Più di venti persone sedute. Il capotavola era da sempre del patriarca, ma col tavolone i posti diventavano due ed era il nonno a decidere chi si sarebbe seduto al suo fianco. Di solito io. Ma vedendo la mole di Filippo, nonno Gu, incuriosito ed ospitale, propose a lui di sedersi lì. Io negli anni avevo ovviamente provveduto a pompare, non senza esagerare, il mito del Commendatore Guido Frejaville dé Marigny, ma Filippo non mi parve granché impacciato. E non sembrò a disagio neanche quando prese la parola mia nonna, prima di cominciare a mangiare: “Silenzio! Ora un momento di raccoglimento per il nostro piccolo Emanuele che si trova in viaggio in Cina in questo momento. Diciamo una preghiera tutti insieme per lui, affinché il Signore lo protegga”. Filippo non si fece accorgere, credo, e si voltò verso di me che gli stavo seduto vicino parlandomi sotto voce (per quanto difficile gli sia sempre riuscito parlare sottovoce): “A’ Ma’, ma fàmme capì ‘na cosa. So’ quasi le tre, c’ho ‘na fame carogna, sta tutto sùr tavolo…e dovémo aspettà perché bisogna pregà pe’ tu’ fratello che, a differenza tua che stai qui a schiumà, sta in Cina, probabilmente a scopàsse &#8216;na quàrche geisha de infima categoria?!”. “Filippo hai bisogno di qualcosa?” gli chiese mia nonna, “Nulla signora, dicevo a Marco che la parmigiana dev&#8217;essere buonissima!”.</p>
<p>Quando uno ha la fortuna di avere tanti amici (occhio che inizia il rhetorical-moment) è difficile fare classifiche o preferenze. Ma percepire negli anni quali sono le caratteristiche che apprezzi in quelli a cui ti accompagni più spesso e volentieri, è cosa automatica.<br />
Ho conosciuto Filippo nel 1994, già diplomati, mai laureati. Cominciavamo ad essere più indipendenti, anche se io avevo ancora le idee parecchio confuse e <a href="http://twitpic.com/8fopzl">l’incontro con il Mannippo</a> fu una benedizione in questo senso. Perché mi cambiò la vita. Per sempre. In meglio.<br />
Se è vero che ci vorrebbe un blog solo per <a href="http://www.marcodeamicis.it/?p=367">commentare ogni singolo passo di tutte le canzoni di Lucio Dalla</a>, è anche vero che potrei curare un blog che parlasse solo di tutte le cose che ho fatto con Filippo. Va da se che un post non basterà.<br />
<a href="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/03/traghetto-per-Dover.jpg"><img class="alignleft  wp-image-386" title="traghetto per Dove(r)?" src="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/03/traghetto-per-Dover-681x1024.jpg" alt="" width="280" /></a>Ma l’estate del 1996 non posso non citarla. Quella dell’<a href="http://italiano.interrailnet.com/enit/?gclid=CLKB8d_0264CFUFD3wodYnd2ZA">InterRail</a>, di quel viaggio indimenticabile che servì semplicemente a sancire che avevo trovato l’amico ideale. Partimmo in nove, arrivammo in tre. Senza di lui. Prendemmo 33 treni in 23 giorni. Roma, Parigi, Calais, Dover, Londra, Plymouth, ancora Londra, Tours, tutta la Loira, Bordeaux, San Sebastian, Zarautz, Barcellona, Roma. Non rivedrò più tanti posti tutti insieme. E quando il viaggio finì sapevo che non sarei mai stato più così spensierato. Ma ero felice. Perché avevo trovato quello che ogni primogenito cerca con angoscia e disperazione dal primo momento che viene al mondo.<br />
Un fratello maggiore.<br />
Filippo sa perfettamente che ci sono amici con i quali mi confido meglio, amici con i quali parlo di me con meno difficoltà e probabilmente è consapevole anche che tutto il tempo che abbiamo passato insieme non è stato, tutto, tempo da tripla A. Ma è questo che lo rende speciale rispetto a chiunque altro. Perché con Filippo ci siamo annoiati insieme per ore, anche per periodi veramente lunghi. Penso ad estati romane improbabili ad esempio. Ma siamo sempre riusciti a ridere. <a href="http://instagr.am/p/Kk-oj/">Ridere</a>, <a href="http://instagr.am/p/Kg4dg/">ridere</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yPgwfgKdHYQ">ridere</a>, mentre ci annoiavamo. Non c&#8217;è stupefacente o droga che tenga (anche se co&#8217; &#8216;na bella canna il tutto riesce ancora meglio). Siamo stati Re. Lui lo era già, e mi incoronò. Era la fine degli anni &#8217;90, Campo de Fiori, il lago di Martignano, la Feniglia, via Adamoli 35, il Mundialito&#8230;Ricordo quei luglio incandescenti, si partiva alle undici di sera per Campo, al nasone c&#8217;era lo spazio per noi e lui era imbarazzante, conosceva tutti: “Beeeeella Mannippo!&#8230;Anvedi, ce sta pure er Kraven” (<a href="http://www.google.it/imgres?q=kraven&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;biw=1158&amp;bih=683&amp;tbm=isch&amp;prmd=imvns&amp;tbnid=l2J7OaQAoGrpMM:&amp;imgrefurl=http://mindlessones.com/2008/11/22/spiderogues-review-3-kraven-the-hunter/&amp;docid=TstDwJtpufYulM&amp;imgurl=http://mindlessones.com/wp-content/uploads/2008/11/kraven.jpg&amp;w=325&amp;h=312&amp;ei=FBZbT-22OI7Q4QSY2aWaDw&amp;zoom=1&amp;iact=rc&amp;dur=305&amp;sig=102988013947678927596&amp;page=2&amp;tbnh=153&amp;tbnw=167&amp;start=23&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:14,s:23&amp;tx=39&amp;ty=55">io avevo un look discutibile all&#8217;epoca</a>), e facevamo le due di notte senza fare nulla, o meglio, facendo la cosa che ci è sempre riuscita meglio. Raccontare. Lui, però, è il maestro assoluto.<br />
Filippo può parlare di qualsiasi cosa, per ore. E&#8217; come me, ma mejo. Sa un po&#8217; di tutto e se non sa, inventa. Ma tu mentre lui parla, non te ne accorgi. Semmai ci pensi dopo, ma è tardi ed hai già goduto del racconto. Del resto cos&#8217;è meglio: sapere tutto ed essere incapaci a comunicarlo? O non sapere un cazzo di niente, ma tenere banco per ore? Beh, la gente preferisce quelli che tengono banco. Ed allora eccolo lì, in riva al lago di Martignano, quando da Bologna arrivavano carrettate di amiche mie, fiche, ricche e simpatiche, che non avevano mai visto un Mannippo. Ce provava co&#8217; tutte e tutte abboccavano. Con un paio me sa che ha fatto pure goal, ma questa, magari, è un&#8217;altra storia. Ai bolognesi è sempre andato a genio, lo adoravano. Lo adorano. Ricordo un&#8217;estate in Grecia, portai <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1900088.html">il mitico Illo</a>. Alla fine del viaggio un altro po&#8217; si metteva a piangere, non voleva lasciarci, non voleva lasciare Filippo. Quella settimana, tutte le sere, al tramonto, ci mettevamo in circolo intorno a lui in acqua e ci faceva il mo<span style="color: #000000;">nologo </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Uk6IyOHMQwE"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">di </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Grommet in </span></span><span style="color: #000000;">“Poi</span>nt Break”</a>. Pazzesco.<br />
Come nel &#8217;98, quando vinse il suo primo ed unico Mundialito. Guidava il Liverpool ed erano dopati fino al midollo, ma vinsero con merito. Era la prima volta che non vinceva una squadra capitanata da uno dei fratelli De Amicis. Lui ricevette la coppa e prima di alzarla guardò me, Lele e Nicola e disse: “La coppa resta in famiglia. Perché voi, siete la mia famiglia”. Era sincero e si commossero in parecchi. Sempre ad Avezzano, decine, centinaia di volte, con “Live From Mars” in sottofondo, a rollarsi anche i pezzi di tappeto, <a href="http://twitpic.com/8izuu7">col Montenegro sempre a portata di mano</a>, profanando negli anni quello che è diventato il buen retiro di molti dei nostri amici, ma che ha visto in lui una sorta di mastro di chiavi. Lui, l&#8217;unico capace di dire a Maura che c&#8217;era qualcosa che non andava, che quelle basette sopra l&#8217;orecchio erano il sintomo di una diversità che lui stesso doveva accettare. Per ultimo, perché noi l&#8217;avevamo capito tutti da un pezzo e c&#8217;era poco da prendersi in giro. <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1504706.html">Che gruppo che mettemmo su</a>. Lo sciallo era assicurato. Io e lui eravamo i senatori, poi c&#8217;erano <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1203510.html">il Cobra</a>, lo Specialista e Carlone, il triumvirato e sotto tanti altri.<br />
E rieccoci insieme dal Roscio a Capalbio, con questa strana amica di Leo: “Sai Latoja è bravissima con i piedi, sa anche fare le canne&#8230;!” e lui, sempre sottovoce, verso di me: “Ah sii?! e io me dovrei mètte in bocca &#8216;na canna che quella s&#8217;è rollata coi piedi? Ma hai visto quanto so&#8217; neri, cazzo?! Che sozzuria!”. E quell&#8217;altra volta che l&#8217;amica dèr Palla, la figlia di quel banchiere famoso, si presentò co&#8217; sto mezzo tedesco che, giuro, nun capiva &#8216;ncazzo de gne<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">nte, rideva e basta. E s&#8217;era fissato co&#8217; sta “Biazza del Bobolo”. Ce voleva annà a tutti i costi, ma non se riusciva a spiegà, manco in inglese. Una serata che quando finì ce faceva male la testa a tutti e due. Insomma ad un certo punto Filippo si spazientisce e comincia a chiamarlo “Mambo Sausage”, non ricordo se perché gli aveva visto il pacco o perché, in quanto tedesco, gli ricordava i wurstel. Fatto sta che ancora oggi, a distanza di anni, quando giriamo insieme con gli scooter per Roma e ci fermiamo ad un semaforo, io mi volto, lo guardo e gli urlo: “Sgusa, ber Biazza del Bobolo?” e lui me guarda, fa un bel respiro, e mi urla a sua volta: “A&#8217; Mambo Sausage, mavatteneaffanculova&#8217;!!!”.<br />
E poi gli anni di <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/2280261.html">zio &#8216;Ippo</a>, gli anni più difficili per me, dove è stato la mia ancora di salvezza. Quando pensi che tutto sia sbagliato, a volte, in quei momenti più difficili di altri, hai si bisogno di confidarti con qualcuno, ma hai anche tanto bisogno di farti due risate come si deve. E allora me lo chiamavo, o mi chiamava lui, e giù ancora con i ricordi. Se a casa era dura ed i bimbi erano impegnativi, mi chiudevo in bagno, lo chiamavo e gli chiedevo di raccontarmi, ancora una volta, com&#8217;era possibile che le tette di quella nostra amica fossero così grosse quella sera a Tours nell&#8217;estate del &#8217;96, in quella promiscua stanza di albergo (a ore) dove il viso di Marilyn della sua maglietta sembrava, proprio perché a ridosso del seno, il faccione di Nadia Rinaldi. E lui, puntuale tutte le volte: “Ma se già c&#8217;hai le tette grosse, e sei pure indisposta, nun te le mètte le majette co&#8217; Marilyn, che poi se te salto addosso e te rimànno a casa co&#8217; le gambe a compasso nun te pòi lamentà!”.<br />
Per non parlare delle serate al The Country di Anguillara. Dove lo stare insieme mi portò addirittura a ballare. Io! Partiva <a href="http://www.youtube.com/watch?v=s9MszVE7aR4&amp;ob=av2e">“Around the world”</a> e noi rifacevamo tale e quale il balletto del video, quello con le mummie. C&#8217;era pure er Ciccio, quello di Ciccio e Michi, sempre categoria “improbabili amici dèr Palla” (non er Ciccio, per carità. Quell&#8217;altro&#8230;) e c&#8217;erano le donne. Tante donne. E tanta cocaina, mammamia quanta&#8230;Ah!Ah!Ah!!!</span></p>
<p>Vabbè, <a href="https://twitter.com/#!/Mannippo">Amico Mio</a>, mi fermo qui. Potrei spararle ancora più grosse, ma mi fermo qui. Qualcosa è vera, altre, ovviamente, no. Ma chissenefrega, giusto?<br />
Da te ho imparato che non è importante, più di tanto, se quello che racconti è vero. L&#8217;importante è che sia almeno credibile e mai offensivo. Se poi fa ridere, l&#8217;opera è completa. Ridere è tutto. Beh, quasi tutto. Di certo è una bella cosa che regali a chi ti ascolta. E fa bene alla salute.<br />
Da te ho anche imparato che si può essere amici Veri lo stesso, anche senza calarsi per forza in quelle serate dove è obbligatorio estrapolare il senso della vita per non impazzire. Provando a fare gli intellettuali, noi!?<br />
La vita, a volte, è molto più semplice di quanto sembri. Anche questo l&#8217;ho imparato da te. Si campa, si va avanti e <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1530409.html">ci si prova a divertire</a>. <a href="http://www.facebook.com/photo.php?v=1254754892473&amp;set=t.1337593069&amp;type=3&amp;theater">In compagnia</a>.<br />
Altre idee più valide per vivere meglio? Io, personalmente, non penso ce ne siano.<br />
Oggi che fai quarant&#8217;anni sei lo stesso di vent&#8217;anni fa e in questo sei stato più bravo di me. Io sono invecchiato peggio. Tu sembri ancora quello che mi insegnò ad usare il motorino alla tenera età di vent&#8217;anni. Che dovevamo stare seduti in pizzo al sellino, con le ginocchia a prènne più sportelli che se poteva, e avè montata la sella lunga, “pe&#8217; le pischelle”&#8230;ne avessimo mai caricata una! <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1513484.html">Il Sorcio si</a>, quello sempre (ahinoi!). Con i nostri <a href="http://www2.moto.it/static/annunci/20111209/honda/sh-50-15206761.jpg">SH50 blu da pariolini</a>, spezzati tutti e due a distanza di poco tempo l&#8217;uno dall&#8217;altro, come le dune buggy di “Altrimenti ci arrabbiamo”. Ah, del capitolo film non parliamo va&#8217;, che ho scritto pure troppo. Fammi citare solo quel colpo di genio che avesti la sera prima del mio matrimonio nella camerata dove stavamo in sedici, se non erro, e c&#8217;era qualcuno che girava con la telecamera. E ogni tanto comparivi tu e ti mettevi ad urlare imitando Silvio Muccino in “Ricordati di me” quando attacca i genitori: “Non c&#8217;avete capito un cazzo di me!&#8230;” con tanto di zeppa replicata. Perfetta. Il tutto così, come spesso abbiamo fatto, senza motivo. Per divertirci. Per vivere.<br />
Scriverei veramente per ore. Peccato che abbia cominciato tardi, un post del genere avrei dovuto iniziare a scriverlo tipo il 3 o il 4 marzo.</p>
<p>Oggi ci sono anche i miei figli, che per te stravedono. <a href="http://twitpic.com/8owmcu">Sei il padrino di Guido</a>, ma ti si litigano sempre tutti e tre. Caterina ogni tanto mi sfila il telefono e mi dice: “Chiamiamo zio &#8216;Ippo?”. Non c&#8217;è zio che tenga, se ne sono accorti, il telefono lo associano a te, per le migliaia di ore che abbiamo passato a cazzeggiare al cellulare e, diciamolo pure (senza dirlo), a fare osservazioni oscene, ma mai volgari, su amiche, amanti, compagne, socie, colleghe, così, tanto per ridere a bocca aperta, facendo respirare il cervello (e quasi mai l&#8217;uccello).<br />
Io, lo sai, la meno sempre con la mia teoria che &#8216;siamo chi frequentiamo&#8217;. Ora, spero che non ti offenderai, ma tu sei l&#8217;eccezione che conferma la regola. In tutti questi anni non sono riuscito ad essere come te, neanche un po&#8217;. La verità è che non ci ho mai neanche provato. Mi sono divertito talmente tanto insieme a te, che non mi è mai venuto di “apprendere” le cose buone tue e farle mie (e ce ne sono di cose buone. Ce ne sono). E il motivo, ho capito con il tempo, è stato uno solo. Non voglio diventare un po&#8217; te, semplicemente perché non voglio pensare mai di poter fare a meno di te. La mia testa si rifiuta di immaginare un me senza te. O tutto, o niente. O insieme, o morte (che idea per l&#8217;ennesima frase del cazzo da tatuarti, eh!?). Continueremo a fare la nostra storia. E passeremo alla storia insieme, ci immortaleranno nei libri. Come in quel quadro che mi facesti fotografare a tradimento in quel bellissimo castello della Loira, ricordi?<br />
“A Ma&#8217;, sto senza macchinetta, me fotografi &#8216;sto quadro, è pazzesco!”<br />
“Ma Filì, so tutte facce sconosciute, che cazzo te fotografo?!”<br />
“Fìdate, guarda che so&#8217; personaggi famosi. Ahò, hai fotografato pure i sassi, &#8216;na foto te sto a chìede!”<br />
“Ok, ok, nun te &#8216;ncazzà&#8230;”<br />
“Ecchìs&#8217;encazza? Fai&#8217;stafoto e nu&#8217;rompeicojoni!”.<br />
Il quadro era in verticale ed io puntai in alto per prendere più visi possibili. Le digitali non c&#8217;erano ancora e solo una volta ritirate le stampe a Roma mi resi conto di quello che avevi voluto fare.<br />
Passare alla storia.</p>
<p><a href="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/03/Avi-Loira.jpg"><img class="alignnone  wp-image-396" title="Avi Loira" src="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/03/Avi-Loira-1024x738.jpg" alt="" width="560" /></a></p>
<p>Beh, per quanto mi riguarda, ci sei riuscito. Tanti Auguri Amico Mio.</p>
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		<title>Field Of Dreams</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcoDeAmicis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che DeA!]]></category>
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		<category><![CDATA[Filippo Legnani]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Gonella]]></category>
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		<description><![CDATA[Avezzano, aprile 1997 Genesi dell&#8217;Uomo dei Sogni. Svaniti per una sambuca di troppo. Contributors: NASA – Polo Ralph Lauren &#8211; Umbro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/02/Field-of-Dreams.jpg"><img class="alignnone  wp-image-277" title="Field of Dreams" src="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/02/Field-of-Dreams-1024x575.jpg" alt="" width="560" /></a></p>
<p>Avezzano, aprile 1997</p>
<p>Genesi dell&#8217;Uomo dei Sogni.<br />
Svaniti per una sambuca di troppo.</p>
<blockquote><p>Contributors:<br />
NASA – Polo Ralph Lauren &#8211; Umbro</p></blockquote>
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		<title>M&#8217;Ama, Non M&#8217;Ama</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 22:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcoDeAmicis</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Razza Umana]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/01/Di-Pangrazio-Luigi-Lusi.jpg"><img class="alignnone  wp-image-223" title="Di Pangrazio Luigi Lusi" src="http://www.marcodeamicis.it/wp-content/uploads/2012/01/Di-Pangrazio-Luigi-Lusi-1024x688.jpg" alt="" width="560" /></a></p>
<p>E&#8217; da questa mattina che mi dico &#8220;adesso lo scrivo, adesso lo scrivo&#8230;&#8221; pensando ad un bel post di (pre)potenza contro Luigi Lusi (io &#8216;senatore&#8217; non ce lo chiamo più da un pezzo). Un bel post tutto dal taglio &#8220;ve l&#8217;avevo detto, ve l&#8217;avevamo detto&#8221;&#8230;e invece è quasi sera ed ancora non riesco a scrivere nulla. Mi sono riguardato il mio vecchio blog e tutti i post dell&#8217;estate del 2007, quella in cui nacque il mio primo figlio ed <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1622553.html">io ero in giro per il paese a raccoglier firme</a>. Quella delle primarie, dove <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1626187.html">fui candidato</a> <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1627963.html">contro Lusi e Del Turco (!!!)</a> nel collegio della Marsica. In effetti basta rimettervi qui <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1588281.html">i link di allora</a> per rendersi conto che c&#8217;è <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1640136.html">veramente poco da aggiungere</a>. Forse il post più significativo fu <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1650350.html">quello dei dati finali</a>. Infatti alle politiche successive, nel feudo che Lusi &amp; C. avevano letteralmente violentato, il PD prese meno della metà dei voti che il tesoriere impostore reo confesso aveva preso alle primarie. WOW!<br />
Quindi, se proprio qui devo dire qualcosa, mi va di dire che <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/31/news/lusi_bersani-29087184/?ref=HREC1-22">non c&#8217;è novità</a> <a href="http://blog.panorama.it/italia/2012/01/31/luigi-lusi-il-mago-della-legge-mancia/">nella notizia di oggi</a> e che probabilmente l&#8217;avvocato Lusi ha già ammesso qualcosa perché ha chiara la trafila di passaggi da fare per non passare un giorno di galera. Certo la cosa che brucia ancora di più dei 13 milioni di euro (e ce ne vuole per bruciare più di 13 milioni) è che tutto serve a non smuovere nulla. L&#8217;architetto Di Pangrazio, con Lusi nella foto, suo fedelissimo (un po&#8217; meno fedelissimo &#8216;fuori onda&#8217;, ma questo è un must della specie), mi disse una volta che le liste bloccate sono una rovina, che è con le preferenze che si misurano i veri politici. Infatti lui che è attualmente consigliere regionale in Abruzzo e consigliere comunale ad Avezzano (ma ci tiene a specificare che incassa solo lo stipendio dalla regione. Egraziearcazzo!) <a href="http://www.marsicalive.it/?p=19961">alle prossime elezioni comunali nella mia città natale, candiderà il fratello</a>. Sconosciuto ai più. Come a dire &#8220;vota per me, ma questa volta, vota per mio fratello, che poi gli dico io cosa deve fare&#8221;. A me questo Di Pangrazio è sempre stato molto simpatico, anche se so che non ricambia il mio affetto. Ricordo nelle assemblee del PD a cui partecipai (poche, eh!) che io prendevo la parola e magari lo citavo con il classico &#8211; e democristiano &#8211; &#8220;l&#8217;amico Di Pangrazio&#8221; e lui subito interrompeva educatamente per precisare che noi &#8220;non eravamo amici&#8221;. Tant&#8217;è che una volta <a href="http://www.partitodemocratico.it/utenti/profilo.htm?id=5113">Michele</a> mi chiese: &#8220;Ma che gli hai fatto a Di Pangrazio?&#8221; (ridendo). Michele, che è persona sveglia ed attenta, sfiancato in questi anni anche lui con tutta una serie di altre brave persone dal modo di fare delinquente di Lusi &amp; C., sorrideva perché sapeva benissimo che cosa gli avevo fatto. Non lo prendevo sul serio. A lui ed a Lusi, ed a quelli come loro, io, ma non solo io per fortuna, non li ho mai presi sul serio. Non mi prendo sul serio io, posso prendere sul serio una classe politica che il più delle volte mi fa ridere? Lusi arrivava e cominciava i suoi interventi in romanaccio, poi dopo un po&#8217; si ricordava che non era in Senato ed in realtà lui sarebbe dovuto essere abruzzese (eletto però in Liguria, dove c&#8217;era posto, per carità) e di colpo calcava meno la sua naturale romanità. Ma sei nato a Roma? allora sei de Roma! <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cu3VZPDwD0Y">Di Pangrazio</a> invece per fortuna <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8jCFdo4YdDA">è su YouTube</a>, così potete giudicare voi senza dire che sono cattivo io.<br />
Il fatto è che attualmente stiamo subendo una gestione dall&#8217;attuale Governo tutta lacrime e sangue, ed andrà pure peggio, probabilmente. Ma contemporaneamente non ditemi che non avete notato la regalità di Monti, la sobrietà dei suoi ministri. Ci stanno passando all&#8217;arma bianca (perché alternative non ce ne sono) ed il fatto che lo facciano senza quella volgarità di serie o con una dizione che ricorda finalmente la lingua italiana, ci apre gli occhi ed accende una speranza che forse i Lusi e quelli come lui, sono stati la parte peggiore di noi, ma hanno finalmente intrapreso la loro estinzione. Forse questo momento di sacrifici e sofferenze potrebbe finalmente consegnarci ad un periodo nuovo, più florido e finalmente educato. Giusto e bello. Anche per la Politica.<br />
Il Bello è la conseguenza del Giusto. Ora, sarebbe giusto che Lusi finisse i suoi giorni in galera (perché non è che se rubi ad un partito vale meno che se rubi ad un risparmiatore. O vale meno che se rubi, punto), non fossaltro per l&#8217;arroganza e la cattiveria gratuita che metteva nel relazionarsi con chi, quasi tutti, riteneva suoi subalterni. Cioè con chi, a differenza sua, non si era rubato milioni di euro. Magari in galera non ci andrà, magari sarà solo sputtanato e potrà, fra un po&#8217; di tempo, godersi i suoi milioni (case, tante case&#8230;). Ma magari il Di Pangrazio di turno non riuscirà più a piazzare il fratello, o magari si, ma per l&#8217;ultima volta.<br />
Quindi la mia sintesi finale è che noi ci si debba credere, ancora. Dobbiamo credere una volta per tutte di essere meglio di loro.<br />
Giorni fa discutevo con un&#8217;amica che mi contestava l&#8217;essermi impegnato in politica: &#8220;Tutti quelli che conosco che si sono impegnati in politica della nostra generazione, o sono dei cretini o hanno finito per farmi schifo&#8221;, che magari può essere vero, dico io, ma non basta ad impedirmi di tentare di stupire la mia amica, convincendola che una terza opzione è possibile. Io, ad esempio, non rinnego un solo istante del tempo passato a gestire e vivere la campagna elettorale di <a href="http://www.flickr.com/photos/generazioneu/sets/72157604053187775/">GenerazioneU</a>. Ci hanno fatto a pezzi (e manco tanto secondo me) ed alla fine il PD non è il partito che volevamo, ma non c&#8217;è stato un solo momento in cui ho pensato che la sconfitta sarebbe arrivata perché eravamo più pippe di loro. Io non ero peggio di Luigi Lusi o di Ottaviano Del Turco, anzi. Ed anche se con oggi non succederà nulla di che, è stato però acclarato che lui è un ladro ed io no. Dopo di che mi pare plausibile che io possa aver preso un decimo dei suoi voti, visto che lui amministrava milioni di euro, rubati, ed a me quella campagna costò <a href="http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it/post/1569863.html">poco meno di mille euro in benzina e caselli autostradali</a>.</p>
<p>Insomma, amica mia, come diceva quello, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1KyBukDCEFw">&#8220;La politica è bella&#8221;</a>. Perché può essere giusta.<br />
Perché può essere nostra. Oggi, finalmente, un po&#8217; di più.</p>
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